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Giornata nazionale della legalità e strage di Capaci. Ci scrive la Consigliera Isabella Vitale

da Redazione
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Giornata nazionale della legalità e strage di Capaci

Uno dei modi per onorare la memoria di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino è quello di non smettere mai di ricordare gli uomini e le donne che si sono battuti per la nostra libertà. Come diceva giustamente Falcone, gli uomini muoiono ma le loro idee continuano a vivere, vivono sulle gambe di chi cammina e quale potrebbe essere il modo migliore di ricordare se non far camminare quei valori di giustizia,legalità sulle nostre gambe e nei nostri modi di essere.

Questo il motivo per il quale abbiamo realizzato un video con Micaela De Marco.

Non ricordo esattamente cosa stavo facendo il 23 maggio 92, era un sabato, stavo a Ceglie e tornavo dal mare, ero in fissa con l’abbronzatura in quel periodo ricordo.

Ricordo perfettamente l’interruzione dei programmi televisivi,l’edizione straordinaria del Tg1: Strage a Capaci.

Avevo già sentito questa parola, ma questa volta ebbe un suono diverso. 

Ricordo perfettamente il dolore e la sensazione di aver perso tutto. Di aver perso la speranza. Da quel giorno e ogni volta che arrivava una notizia, il mio pensiero volava a Paolo Borsellino. Mi chiedevo come facesse a vivere, respirare, lavorare sapendo di essere un bersaglio mobile, una vita in scadenza.

Pensate un attimo quanto può essere terribile questa sensazione e pensate al coraggio di questi uomini. In questi giorni ho ascoltato più volte le parole della sorella di Giovanni Falcone, Maria Falcone, la quale dice che Giovanni era stato educato al dovere,“fare il proprio dovere era una religione per Giovanni” dice Maria Falcone. Sarà per questo che non temeva di morire, e continuava a lavorare contro la mafia, non si stava sottraendo appunto al dovere.

ore 17:57 un boato squarcia l’aria.

La scossa è stata così potente che i sismologi dell’osservatorio siciliano di Monte Cammarata a 120 km di distanza pensano ad un terremoto. 

Muoiono tre ragazzi della scorta nella prima auto: Rocco Dicillo, Antonio Montinato, Vito Schifani.

Muoiono Giovanni Falcone e Francesca Morvillo seduti davanti e si salva Giuseppe Costanza, seduto dietro in auto al posto di Falcone.

Giovanni Falcone viene trasportato in ospedale a Palermo insieme alla moglie Francesca Morvillo.

Giovanni Falcone morirà tra le braccia di Paolo Borsellino.

Da quel giorno nessuno potrà negare l’esistenza di cosa nostra. Prima dell’omicidio di Falcone la mafia non esisteva o meglio nessuno poteva parlarne, chiunque facesse domande sulla mafia veniva guardato con sospetto e tutti con omertà rispondevano di non capire a cosa si stesse facendo riferimento. Da quel giorno nessuno ha più potuto negare l’esistenza di Cosa Nostra.

Ma da quel giorno qualcosa è cambiato. A Palermo, in Italia,giovani donne uomini liberi hanno avuto il coraggio di provare a cambiare le cose.

Il cambiamento si registra già nell’immediato: centinaia di uomini e donne arrivano in ospedale, si riversano nelle strade di Palermo. Al funerale delle vittime nessuno dimenticherà mai le parole diRosaria Costa, moglie di Vito Schifani, “io vi perdono però vi dovete mettere in ginocchio” con una voce soffocata dal pianto. Ma prima di pronunciare queste parole ha avuto il coraggio di chiedere giustizia per tutti coloro che hanno dato la vita per lo Stato.

C’è ancora molto da fare, lo sappiamo, e non basta celebrare il 23 maggio. Il ricordo di questi uomini coraggiosi va onorato tutto i giorni, vanno poste in essere ogni giorno azioni di legalità,bisogna diventare infettivi, contagiosi, solo così al sacrificio di questi uomini viene dato il giusto valore.

Falcone diceva: “in Sicilia si muore perché si è soli o perché si è entrati in gioco troppo tardi. Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno”.

Non mi viene nessun altra parola in mente, se non un: grazie Giovanni.

23 maggio 2022

Isabella Vitale, consigliere comunale Radici di impegno

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