Roma 06/05/2026 Apprendiamo dalla nota dell’ex Consigliere Fabiano Amati, non rieletto in Consiglio Regionale perché considerato non idoneo dal suo partito, che ha finalmente acquisito un eloquio fluido e comprensibile (evidentemente non più assillato dagli impegni istituzionali avrà avuto modo di approfondire sintassi e grammatica), ma evidentemente non ha appreso a ben leggere.
La Fondazione San Raffaele prende atto della sentenza del Tribunale Ordinario di Roma, resa nella causa civile promossa dalla Fondazione a tutela della propria reputazione, ma ritiene la decisione profondamente lesiva della verità dei fatti e si riserva di proporre appello, certa che la vicenda meriti una valutazione piena e rigorosa anche nei successivi gradi di giudizio.
Colpisce, tuttavia, che l’ex Consigliere Amati scelga di rappresentare pubblicamente la vicenda in modo parziale, omettendo un dato di assoluto rilievo: la sentenza penale di condanna emessa dal Giudice nei suoi confronti.
Al centro di quel provvedimento vi sono le dichiarazioni pubblicate dall’avv. Amati l’11 marzo 2025, che hanno leso l’onore e la reputazione della Fondazione San Raffaele, attribuendole condotte e responsabilità connesse alla RSA di Campi Salentina. Il Giudice ha ritenuto fondata la notizia di reato e ha disposto nei confronti dell’avv. Amati la condanna.
È dunque singolare che chi oggi invoca il diritto di critica ometta di ricordare che, per altre dichiarazioni pubbliche riferite alla Fondazione, un Giudice penale ha già ritenuto sussistenti i presupposti per una sua condanna. La Fondazione San Raffaele non ha mai inteso sottrarsi al confronto pubblico, né al controllo delle istituzioni e dell’opinione pubblica. Ma il diritto di critica non può trasformarsi in licenza di offendere, insinuare o costruire narrazioni idonee a danneggiare la reputazione di un Ente, dei suoi professionisti e delle persone che ogni giorno operano al servizio dei pazienti.
La nota diffusa dall’ex Consigliere Amati contiene affermazioni che la Fondazione considera gravemente offensive, strumentali e suscettibili di ulteriore valutazione nelle sedi competenti, anche penali. La reputazione della Fondazione San Raffaele, la sua storia e il lavoro delle donne e degli uomini che ne fanno parte non possono essere utilizzati come bersaglio di campagne personali o di ricostruzioni parziali dei fatti, soprattutto quando tali iniziative sembrano rispondere a logiche di visibilità personale e politica che, peraltro, non hanno trovato riscontro nel consenso elettorale, oggi, infatti, l’ex Consigliere è un “disoccupato della politica”.
Fondazione San Raffaele
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