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Speleocem, scoperte due voragini storiche in zona Circiello

Ce ne parla Vito Amico, presidente dell'associazione messapica

da Redazione
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CEGLIE MESSAPICA – Riceviamo e pubblichiamo nota a firma di Vito Amico, presidente associazione Speleocem di Ceglie Messapica. 

Erano i primi giorni di luglio, quando accedevo in zona Fogge di Sant’Anna in direzione Neviera Circiello. Ai margini della strada poderale, a pochi metri dell’incrocio tra la foggia e la neviera anzidetta, venivo colpito da una recinzione metallica, dove all’ interno non si percepiva il fondo. Torno indietro, mi avvicino e resto colpito da una formazione antropica, un manufatto che sembrava uno scavo.

Era ben evidente il fondo di una strada (appariva in questo modo) di due metri e profondo quattro, per una lunghezza di centodieci metri. Era ben chiaro che era collegato ad un uso dell’Acquedotto Pugliese, infatti partiva proprio dal troncone principale del condotto in direzione opposta, orientata verso Nord-Est. Notavo dal ponticello che lo sopra attraversava, che erano ben visibili due pozzi in perpendicolo rispetto al piano inferiore. Chiedo al proprietario il permesso di osservare meglio il sito e gli chiedo informazioni. Riconosco immediatamente il proprietario Camillo Palmisano, amico di vecchia data, che – con tanta disponibilità e affetto – mi racconta che si tratta di uno scarico sia del troppo pieno e del sistema di pulizie che in passato si usava per rendere efficiente il condotto dell’acquedotto, e per pulirla da depositi e scorie.

E non solo, le situazioni storiche sono tante, come gli impiegati che lavoravano sul tratto di questa indispensabile via della vita. Erano in tanti che prestavano servizio nel periodo della Seconda Guerra Mondiale, che con le loro biciclette sorvegliavano il condotto idrico. Ora, mi diceva Camillo, si usa il cloro per disinfettare l’acqua e renderla potabile, mentre prima, si bloccavano i tronconi con delle chiuse e l’acqua in eccesso la si faceva disperdere in questo “canalone”.  Così gli operatori, scendevano nella condotta e la ripulivano. Questa è un’opera del ventennio fascista, quando fu costruito l’Acquedotto Pugliese.

Gli chiedo se ci sono delle voragini. Mi risponde di si: “Mio padre mi raccontava che in fondo alla voragine, proseguiva sotto il mio trullo. E’ stato ripulito da poco, da rovi, piante, alberelli,  e non si scorgeva il fondo.”  Il giorno seguente, con il socio di fiducia Walter Esile (esperto sub, d’arrampicata, e del soccorso alpino, speleologico e fluviale dei Vigili del Fuoco), scendiamo nel canalone (canale Perla-Cacche Circiello) ed esploriamo per la prima volta le due voragini.

La prima voragine  si trova a quota otto metri sotto il livello di campagna, e sono ben visibili due condotti laterali. La seconda voragine sempre in zona Vacche-Circiello, è molto più grande. Si scende per tredici metri dal piano di calpestio superiore ed è ben visibile uno stanzone di quattordici metri di lunghezza per cinque metri di larghezza. Si notano delle concrezioni carbonatiche e si vedono i blocchi di sedimentazione  del carbonato di calcio. Ben visibili sono anche fossili di rudiste. Questi rilievi sono in fase di accatastamento, sia lo sbancamento e le due voragini.

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