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IL SOGNO NEL CASSETTO, OPS NEL CASTELLO. NOTA DI RADICI D’IMPEGNO

da Ivano Rolli
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Il 7 aprile 2026 (due giorni prima del giorno di pubblicazione del manifesto di convocazione dei comizi elettorali e termine dalquale le amministrazioni comunali potranno attuare comunicazione di tipo solo impersonale) la cittadinanza ha avuto accesso a un “cantiere aperto” e non a un bene riconsegnato. Tralasciando di entrare nel merito sulla legittimità di far entrare in un cantiere visitatori esterni che si devono assumere la responsabilità, osserviamo che la frattura tra la narrazione politica e la realtà tecnica è evidente. 

Incrociando i dati di OpenPNRR con le determine comunali, emergono tre criticità:

1. Il Fallimento dei Target Intermedi 

Confrontando gli atti del Comune con la situazione reale e finanziaria del progetto si può tranquillamente affermare che alcun target progettuale è stato rispettato, e i cronoprogrammi non sono dei fogli che qualcuno si diverte a colorare o scrivere ma atti fondamentali soprattutto per un progetto così complesso. Sebbene il piano finanziario prevedesse di spendere oltre 2 milioni di euro tra il 2022 e il 2025 i dati reali dicono altro:

• Al 14 ottobre 2025: Erano stati versati solo 655.354,64 € (il 15,4% del totale previsto a progetto – fonte openpnrr.it), cifra composta quasi interamente dall’anticipazione contrattuale (il 10-20% erogato all’avvio) e non da effettivo avanzamento dei lavori.

• A gennaio/marzo 2026: Le determine n. 43 e n. 147 certificano solo ora il 1° SAL (Stato Avanzamento Lavori). Dato allarmante: arrivare al primo SAL a soli tre mesi dalla scadenza europea significa che il grosso delle opere strutturali e di restauro è stato compresso in un tempo tecnico impossibile da gestire correttamente.

2. Lo Scontro con il “Muro” di Giugno 2026

L’ottimismo dell’Assessora (consegna al 30 giugno) si scontra con le linee guida elaborate dalla struttura di missione del PNRR. Non si tratta di una scadenza flessibile:

• Il 30 Giugno 2026 è al momento il termine ultimo per la conclusione fisica delle opere, unitamente alla consegna della documentazione relativa al raggiungimento del target di progetto.

3. La Confusione delle Versioni Politiche e dei Ruoli

Il contrasto tra il Sindaco (“consegna entro un anno”) e l’Assessora (“30 giugno 2026”) rivela l’assenza di un cronoprogramma certo:

• La tesi del Sindaco ammette implicitamente il superamento dei termini PNRR, aprendo uno scenario di probabile perdita dei fondi e nasconde forse speranze di eventuali proroghe attualmente non previste. 

• La tesi dell’Assessora appare come un tentativo di rientrare formalmente nei tempi europei, ma è smentita dal fatto che, ad oggi, si è liquidato solo il primo SAL su un progetto che ne prevederebbe almeno tre o quattro per essere completato a regola d’arte.

• La stessa Assessora che il Sindaco ha definito l’interlocutrice dei restauratori, come se operasse nella sua veste di architetto, dipendente tecnico del Comune, e in realtà  amministratore politico.

Il paradosso del cantiere: tra “domande” aperte e scoperte tardive

Per quanto riguarda la natura degli interventi, i lavori sono stati descritti come puramente conservativi e l’aspetto attuale del manufatto conferma questa linea, frutto di scelte tecniche dichiaratamente condivise tra i progettisti, i restauratori e l’Assessora. Tuttavia, emergono perplessità sostanziali sulla tempistica e sulla gestione delle indagini:

• L’anomalia metodologica: È quantomeno singolare sentire i restauratori affermare di essere ancora nella “fase delle domande” (ovvero dell’analisi conoscitiva) proprio quando il cronoprogramma imporrebbe la chiusura dei lavori. In un restauro scientifico, le domande dovrebbero trovare risposta nelle fasi preliminari, non a ridosso della consegna.

• Scoperte “fuori tempo massimo”: L’annuncio del rinvenimento di una scala e di presunti reperti di “età romana” (sarebbero le prime attestazioni dell’epoca note a Ceglie), seppur suggestivo, solleva dubbi sulla profondità delle indagini archeologiche preventive. Presentare queste scoperte come “sorprese” conferma un approccio che sembra procedere per tentativi piuttosto che per una pianificazione rigorosa.

• L’incognita delle fondamenta: Resta inevasa a nostro parerela questione cruciale relativa al piano terra e agli ambienti sottostanti le torri. Il rischio concreto è quello di un restauro “di superficie”: ci si preoccupa di curare il “sopra” (l’aspetto estetico e gli intonaci) senza aver sciolto i nodi conoscitivi delle fondamenta e dei livelli ipogei.

Il dubbio di fondo: Si sta procedendo a una reale messa in sicurezza della Torre (quando saranno tolte le catene di rinforzo esterne, il 30 giugno?) o ci si sta limitando a un’operazione di maquillage conservativo, visti anche i tempi ristretti, ignorando ciò che regge l’intera struttura? Un restauro che non conosce le proprie basi rischia di essere un intervento precario, incapace di garantire la futura stabilità del Castello.

Francesco Moro, Radici di Impegno

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