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VANNACCI A “LA PIAZZA”. È POLEMICA.

da Redazione
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UNA PIAZZA È DEMOCRATICA SOLO SE RESTA PLURALE

In questi giorni il Segretario Nazionale di Futuro Nazionale (eletto come e da chi, difficile a dirsi…) sta proclamando il programma del suo partito.

Abbiamo anche letto che probabilmente sarà presente alla decima edizione della Kermesse politica “La Piazza”.

Crediamo nella democrazia proprio perché crediamo nel confronto, soprattutto quando mette di fronte idee radicalmente diverse di società. Non temiamo le opinioni altrui e non pensiamo che vadano combattute con il silenzio o con la censura, ma democrazia non significa neutralità e pluralismo, non significa rinunciare alle proprie convinzioni. Quando sono in discussione libertà, uguaglianza, dignità delle persone e qualità della convivenza civile, prendere posizione non è soltanto legittimo, è una responsabilità politica.

Per questa ragione Uniti si cambia, Radici d’Impegno e Movimento 5 Stelle, esprime una netta opposizione politica alla presenza del Generale Roberto Vannacci a Ceglie Messapica nell’ambito della manifestazione “La Piazza” e, soprattutto, alla visione della società che egli rappresenta.

Non contestiamo il suo diritto a parlare né la libertà degli organizzatori di invitarlo. Contestiamo politicamente le sue idee e rifiutiamo che vengano progressivamente normalizzate come una posizione tra le tante, soprattutto quando incidono sul modo in cui vengono raccontate minoranze, migrazioni, diritti e differenze. Allo stesso tempo poniamo una questione che riguarda direttamente “La Piazza”. Una manifestazione nata come luogo di confronto tra sensibilità politiche differenti appare ormai sempre più orientata verso una precisa area politica. Il problema non è avere un avversario sul palco, perché il confronto presuppone esattamente questo. Il problema nasce quando l’avversario non ha più qualcuno con cui confrontarsi e il pluralismo viene sostituito da una successione di presenze riconducibili allo stesso universo politico e culturale. A quel punto il confronto rischia di trasformarsi in rappresentazione e la piazza pubblica in una vetrina.

Dentro questo quadro diventano inevitabili anche domande sulla politica locale. Quando una lista che continua a definirsi civica sceglie di governare nello stesso blocco politico di Fratelli d’Italia e condivide uno spazio pubblico nel quale trovano crescente rappresentazione esponenti della destra nazionale e nazionalista, è legittimo chiedere dove finisca il civismo e dove cominci una precisa collocazione politica. Il civismo non è una zona franca nella quale le alleanze smettono improvvisamente di avere significato. In politica contano le scelte, gli accordi, gli interlocutori che si accreditano e soprattutto l’idea di società che attraverso quelle scelte si contribuisce a costruire. Non basta dichiararsi civici per essere politicamente neutrali e non basta cambiare simbolo quando la direzione intrapresa resta perfettamente riconoscibile. Ed è proprio su quella direzione che la nostra distanza è radicale.

Noi non ci riconosciamo in una politica che costruisce consenso attraverso la paura e che ha continuamente bisogno di individuare un nemico, siano essi migranti, minoranze, giovani o persone considerate estranee a un presunto modello di normalità. Rifiutiamo una concezione della sicurezza ridotta prevalentemente a repressione e controllo, mentre arretrano educazione, prevenzione, welfare, politiche sociali e capacità delle istituzioni di intervenire sulle cause profonde delle disuguaglianze. Rifiutiamo soprattutto l’idea che ripetere abbastanza a lungo parole discriminatorie possa renderle accettabili. La normalizzazione comincia esattamente così, quando ciò che ieri avrebbe provocato una reazione collettiva oggi viene accolto con indifferenza e domani rischia di diventare linguaggio politico ordinario. 

Non esistono esseri umani più degni di altri, così come non possono esistere tragedie davanti alle quali indignarsi e altre sulle quali tacere perché politicamente scomode. Su questo non cerchiamo compromessi linguistici e non abbiamo alcuna intenzione di essere ambigui. 

Contestiamo fortemente la presenza di Vannacci nella nostra piazza poiché le idee e le sue azioni politiche non potranno mai essere condivisibili, attesi i richiami quotidiani ai temi cari alla destra radicale e alle politiche del ventennio. 

Lista Uniti si Cambia- Radici d’Impegno e Movimento 5 Stelle

 

 

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