BRINDISI – Caldo estremo, ospedali senza acqua e reparti senza aria condizionata. Non è un’emergenza improvvisa, ma una situazione annunciata. Al Perrino di Brindisi e negli altri presidi della ASL, quello che oggi esplode era stato previsto da anni.
A denunciarlo è la FP CGIL Brindisi, che ricostruisce una vicenda fatta di impegni assunti e poi disattesi. La battaglia per l’installazione dei distributori di acqua potabile va avanti dal 2017. Negli anni, il sindacato ha più volte sollecitato l’azienda, fino ad arrivare a impegni formali assunti dalla Direzione Generale. Impegni che, però, non hanno mai trovato attuazione.
E così, con l’arrivo dell’emergenza caldo – ampiamente prevedibile – si materializza lo scenario già denunciato: ospedali senza distributori d’acqua, con lavoratori, pazienti e familiari costretti a fronteggiare temperature elevate senza accesso a un bene essenziale. Una condizione che non è solo inaccettabile, ma in contrasto con quanto previsto dal D.Lgs. 81/08, che impone al datore di lavoro di garantire acqua potabile in quantità sufficiente, soprattutto in relazione alle condizioni climatiche.
La situazione è tanto concreta quanto paradossale: l’unica fonte di approvvigionamento idrico per l’intero nosocomio resta il bar interno. Ma nelle ore di chiusura, di notte, o nei reparti più isolati, pazienti e operatori restano senza alternative. In alcuni casi si sopperisce grazie a bottiglie portate da casa o condivise tra colleghi. Una condizione che, oltre a essere inaccettabile, pone un problema evidente di dignità e sicurezza.
Il problema, però, non si ferma qui. In diversi reparti del Perrino, dalla geriatria all’ortopedia, gli impianti di climatizzazione risultano ancora una volta malfunzionanti. Una criticità che si ripete ogni anno, nonostante le continue segnalazioni dei coordinatori. Pazienti fragili e operatori sanitari si trovano così a vivere e lavorare in condizioni ambientali al limite della sostenibilità.
A rendere il quadro ancora più allarmante sono i ripetuti sbalzi di tensione elettrica all’interno della struttura. Episodi che mettono a rischio la continuità delle attività e la funzionalità delle apparecchiature non protette da gruppi di continuità, con conseguenze che possono diventare gravi sia sul piano economico che su quello assistenziale.
Tre criticità gravi, tutte note e più volte segnalate. Non si tratta di episodi isolati, ma dell’effetto di impegni disattesi e della mancata adozione di misure preventive rispetto a rischi prevedibili. Una gestione che si traduce in disagi quotidiani per lavoratori e pazienti, incidendo concretamente sulla qualità dell’assistenza.
“Non si può parlare di diritto alla salute – evidenzia il sindacato – se si arriva, nel pieno dell’estate, con ospedali senza acqua, reparti senza climatizzazione e impianti elettrici instabili. È una responsabilità che non può essere scaricata sull’emergenza”.
Da qui la richiesta di un intervento immediato e risolutivo, ma soprattutto di un’assunzione chiara di responsabilità da parte della ASL Brindisi, chiamata a spiegare perché, ancora una volta, problemi noti da anni si trasformano in emergenze scaricate su lavoratori e cittadini.
Luciano Quarta
Segretario Generale FP CGIL BRINDISI