Riceviamo e pubblichiamo nota del sindacato FIALS dopo l’intervento del Consigliere Luigi Caroli che puoi leggere cliccando qui
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“Siamo costretti a intervenire con fermezza dopo le dichiarazioni del consigliere regionale Luigi Caroli sulla situazione del Centro di Riabilitazione di Ceglie Messapica” – dichiara Elena Marrazzi, segretaria nazionale FIALS.
“La FIALS non ha mai fatto marcia indietro. Abbiamo sostenuto con convinzione la procedura di internalizzazione del personale ex San Raffaele perché garantiva stabilità e diritti ai lavoratori. Lo abbiamo fatto allora e continuiamo a farlo oggi, senza ambiguità. La nostra denuncia riguarda una carenza grave di personale che mette a rischio la qualità dell’assistenza e le condizioni di lavoro. Segnalare criticità non è un passo indietro, ma un atto di responsabilità sindacale. È nostro compito rappresentare chi ogni giorno garantisce il servizio pubblico, spesso tra mille difficoltà. Respingiamo con decisione ogni tentativo di trasformare un confronto sindacale in una polemica elettorale. I lavoratori non sono uno strumento da usare per fare campagna politica. Il consigliere Caroli, che nemmeno ha il coraggio di citare apertamente la FIALS, dovrebbe preoccuparsi di risolvere i problemi, non di strumentalizzarli. Quanto al futuro occupazionale dei lavoratori del San Raffaele, la FIALS è attiva su questo fronte da agosto 2024, ben prima che qualcuno iniziasse a interessarsene in vista delle elezioni regionali. Non ci siamo mai mossi per calcolo politico, ma per tutelare diritti e posti di lavoro. Chi oggi cerca visibilità sfruttando difficoltà reali, lo fa sulle spalle di lavoratori e pazienti. La FIALS non si presta a questo gioco. Difendiamo i lavoratori sempre, con coerenza e senza secondi fini.“
“Il consigliere Caroli – dice il segretario generale Giuseppe Carbone – si accorge del San Raffaele solo adesso? In cinque anni non ha mai detto una parola sulle criticità del Centro, né ha avanzato una sola proposta concreta. Ora si sveglia alla vigilia delle elezioni, cercando visibilità sulle spalle dei lavoratori. Troppo comodo. Se davvero vuole occuparsi del futuro occupazionale di quei lavoratori, gli lancio una sfida concreta: si attivi subito per il rinnovo immediato di 12 mesi dei contratti. Basta con le proroghe di sei mesi e l’incertezza continua. Vediamo se ha davvero a cuore la loro stabilità o solo il proprio consenso.”