Sanità Brindisina: Il fallimento di una gestione che allontana Pazienti e Professionisti
I fatti accumulati nel tempo — nelle corsie degli ospedali, nelle aule dei tribunali, nei bilanci aziendali — hanno raggiunto una soglia che impone a chiunque abbia a cuore questa comunità di parlare con chiarezza e senza reticenze. Ogni affermazione contenuta in questa nota è documentata e verificabile.
Il dato più drammatico, quello che certifica il fallimento irreversibile di questa gestione, è che la ASL Brindisi ha perso ogni attrattività. Non sono solo i pazienti a fuggire verso altre province per vedersi garantito il diritto costituzionale alla cura — aggravando il già insostenibile fenomeno della mobilità passiva — sono gli stessi medici e operatori sanitari a scegliere consapevolmente di andare altrove. Un’azienda sanitaria che non riesce a trattenere le proprie professionalità è un’azienda che ha smesso di avere un futuro.
Questa emorragia di competenze aggrava un quadro già desolante, segnato da liste d’attesa che somigliano sempre più a dinieghi sistematici di prestazione sanitaria. È già inaccettabile che Brindisi resti la provincia più penalizzata dell’intera Puglia nel rapporto tra abitanti e posti letto — ma è ancora più grave che il Piano di Riordino Ospedaliero continui a essere un libro di promesse mai mantenute. I nuovi servizi non vengono attivati, i posti letto previsti non vengono aperti, il potenziamento della rete ospedaliera rimane un annuncio senza data. Una popolazione che paga le tasse e riceve in cambio silenzi, inefficienze e disservizi ha il diritto di pretendere spiegazioni e, soprattutto, responsabilità.
A coronare questo fallimento gestionale interviene il dato economico: un bilancio in passivo che, nel rapporto abitanti-spesa, risulta tra i peggiori della regione. Ma c’è un capitolo specifico di questa voragine finanziaria che non riguarda la complessità oggettiva del sistema sanitario — riguarda scelte precise e chi alla fine le paga. Nel corso degli anni l’ASL Brindisi ha perso una serie documentata di contenziosi giudiziari promossi dai propri lavoratori — cause per demansionamento, per diritti contrattuali negati, per condotte dichiarate illegittime dal Giudice del Lavoro — con un esborso complessivo di centinaia di migliaia di euro di denaro pubblico. Risorse sottratte alle cure, al personale, alle strutture e destinate invece a pagare sentenze che una gestione rispettosa delle norme avrebbe potuto evitare. A questi si aggiungono procedimenti ancora aperti, con esposizione finanziaria crescente che continuerà ad accumularsi se non cambia chi decide.
Una direzione che non garantisce i servizi, non attua i piani, accumula debiti e disperde denaro pubblico in condanne giudiziarie evitabili dimostra un’incapacità strategica e gestionale che non ammette ulteriori appelli, proroghe o giustificazioni.
Di fronte a questo catalogo documentato e inequivocabile, le dimissioni del vertice aziendale non rappresentano una richiesta sindacale. Rappresentano un passaggio ineludibile, dovuto ai cittadini che pagano le tasse e non ricevono i servizi che meritano; dovuto ai lavoratori che ogni giorno tengono in piedi questa azienda nonostante tutto; dovuto alle istituzioni regionali che hanno il diritto di pretendere risultati da chi governa la sanità pubblica con risorse pubbliche.
Chi vorrà difendere pubblicamente questo bilancio, ne assuma la responsabilità davanti alla comunità brindisina.
Brindisi non può più aspettare.
Il Segretario Generale FP CGIL Brindisi
Luciano Quarta