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LETTERA APERTA DI TUTTO IL PERSONALE DEL CENTRO DI RIABILITAZIONE

da Redazione
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In questi mesi abbiamo assistito a ripetuti attacchi da parte di una componente politica nei confronti dell’ex San Raffaele – Centro di Riabilitazione, oggi passato alla gestione pubblica.

Sentiamo il dovere di intervenire pubblicamente, non per alimentare una polemica politica, ma per tutelare l’immagine della struttura e, soprattutto, il lavoro quotidiano di tutto il personale che vi opera.

Per anni abbiamo vissuto una situazione estremamente difficile.

La Fondazione San Raffaele non effettuava investimenti significativi nella struttura ormai da decenni. Noi lavoratori abbiamo atteso a lungo che si arrivasse alla gara d’appalto per l’assegnazione della struttura, anche perché ci veniva riferito che non sarebbero stati effettuati nuovi investimenti in assenza di una nuova gestione.

Nel frattempo, però, noi eravamo lì. Ogni giorno.

Abbiamo lavorato per anni in condizioni che definire difficili è un eufemismo: campanelli di chiamata che non funzionavano, problemi strutturali, infiltrazioni d’acqua provenienti da diversi punti della struttura, corridoi e stanze interessati da infiltrazioni e situazioni manutentive che rendevano ancora più difficile svolgere il nostro lavoro nelle condizioni che avremmo voluto garantire ai pazienti.

A tutto questo si aggiungeva una cronica carenza di personale.

Abbiamo lavorato sotto organico. Abbiamo affrontato periodi nei quali anche la presenza dei medici era insufficiente rispetto a quella necessaria per consentire un servizio realmente efficiente e adeguato alle esigenze dei pazienti.

Eppure, nonostante tutto, il personale è rimasto al proprio posto.

Abbiamo continuato a lavorare, a prenderci cura dei pazienti e a garantire il servizio, spesso andando oltre le difficoltà e le carenze organizzative che non dipendevano certamente dai lavoratori.

Ma le difficoltà non sono state soltanto strutturali e organizzative.

Anche sul piano contrattuale ed economico il personale ha dovuto affrontare situazioni che meritano di essere ricordate.

Non è stato riconosciuto al personale il dovuto adeguamento contrattuale previsto dal contratto collettivo nazionale applicabile al settore privato, a seguito del contratto sottoscritto nel 2020.

E ancora oggi risultano spettanze che il personale attende di ricevere: le mensilità di ottobre e novembre 2024, la tredicesima mensilità relativa al 2024 e una parte del TFR non risultano ancora corrisposte al personale interessato.

Sono aspetti che non possono essere ignorati quando si racconta la storia di questa struttura e di chi, per anni, vi ha lavorato.

Ed è proprio per questo che oggi facciamo fatica a comprendere alcuni atteggiamenti.

Ci chiediamo dove fossero tutte queste attenzioni quando la struttura era ancora sotto la precedente gestione privata.

Ci chiediamo perché, nonostante le difficoltà che vivevamo quotidianamente, non abbiamo visto la stessa attenzione, gli stessi interventi e la stessa frequenza di iniziative pubbliche che vediamo oggi.

Non ricordiamo la presenza costante di chi oggi interviene con tanta assiduità sulla situazione del Centro, nonostante in passato, anche a fronte di segnalazioni e richieste di attenzione, non si sia registrata la stessa presenza.

Da quando la struttura è passata al pubblico, invece, assistiamo a una serie quasi quotidiana di attacchi e a iniziative e sopralluoghi con una frequenza che non può non farci riflettere.

Sia chiaro: noi non abbiamo paura dei controlli.

Anzi, li riteniamo necessari.

Una struttura sanitaria pubblica deve essere trasparente, controllata e migliorata ogni giorno. Se esistono problemi, devono essere segnalati e risolti. Se esistono carenze, devono essere affrontate.

Ma una cosa è controllare e contribuire a migliorare una struttura; un’altra è trasformare sistematicamente ogni difficoltà in un’occasione per gettare discredito sul Centro e, indirettamente, sul personale che vi lavora.

Noi chiediamo semplicemente equilibrio.

Chiediamo che si racconti la storia completa di questa struttura, non soltanto ciò che accade oggi.

Perché chi oggi punta il dito contro le criticità dovrebbe anche ricordare in quali condizioni il personale ha lavorato per anni: quando gli investimenti mancavano, quando le manutenzioni erano insufficienti, quando il personale era costantemente sotto organico e quando persino spettanze contrattuali e somme dovute ai lavoratori sono rimaste da corrispondere.

Il passaggio alla gestione pubblica non ha magicamente cancellato tutti i problemi del passato.

Al contrario, ha aperto una nuova fase nella quale finalmente esiste la possibilità di programmare investimenti, affrontare le criticità strutturali, potenziare gli organici e costruire un servizio sempre più adeguato alle esigenze dei pazienti.

È questa la discussione che vorremmo.

Non una guerra politica sulla pelle di una struttura sanitaria.

Non una continua ricerca di ciò che non funziona per poterlo utilizzare come strumento di attacco.

Vorremmo che l’attenzione fosse rivolta soprattutto ai pazienti, ai loro bisogni e alle persone che ogni giorno lavorano per assisterli.

Noi siamo disponibili al confronto e siamo i primi a voler vedere risolti i problemi che ancora esistono.

Ma chiediamo che venga riconosciuto anche ciò che è stato fatto e, soprattutto, il lavoro di tutto il personale che per anni ha continuato a garantire il servizio nonostante condizioni difficili, carenze di organico, problemi strutturali e difficoltà anche sul piano contrattuale ed economico.

Il Centro di Riabilitazione è oggi una struttura pubblica e rappresenta un patrimonio della comunità.

Difenderlo non significa negarne i problemi.

Significa volerli affrontare con serietà, senza strumentalizzazioni e senza dimenticare da dove veniamo.

Tutto il personale del Centro di Riabilitazione

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