Ci sono momenti nei quali la politica dovrebbe riuscire a mettere da parte tutto il resto. Le appartenenze, le contrapposizioni, le convenienze, perfino le ragioni della normale dialettica tra maggioranza e opposizione.
La sicurezza delle bambine e dei bambini dovrebbe essere uno di questi momenti.
È per questo che quanto accaduto in Consiglio comunale a Ceglie Messapica merita una riflessione che vada oltre la polemica politica contingente.
La maggioranza ha scelto di abbandonare l’aula impedendo di fatto la discussione dell’ordine del giorno per il quale la seduta era stata richiesta dall’opposizione. Una decisione che, al di là delle motivazioni addotte, appare politicamente difficile da comprendere quando l’argomento riguarda la sicurezza e le condizioni degli edifici scolastici frequentati da bambine e bambini, ragazze e ragazzi.
Non è necessario stabilire chi abbia ragione in assoluto per riconoscere una cosa semplice: un Consiglio comunale convocato per discutere della sicurezza delle scuole dovrebbe discutere della sicurezza delle scuole.
La maggioranza ha commesso un errore. Non tanto perché abbia scelto di contestare l’iniziativa dell’opposizione, quanto perché ha finito per lasciare fuori dall’aula il problema stesso. E quando il tema riguarda minori, salute e sicurezza, le motivazioni politiche rischiano di apparire sproporzionate rispetto alla questione concreta.
Ma sarebbe troppo facile fermarsi qui.
Perché c’è un’altra domanda che merita di essere posta, forse ancora più scomoda: dov’era la politica prima di ieri?
Nei banchi dell’opposizione siedono quattro consigliere. Tre di loro conoscono molto bene il mondo della scuola, lavorandoci e avendoci lavorato per anni e ricoprendo ruoli e responsabilità differenti. Eppure, almeno pubblicamente, su queste problematiche il loro intervento politico è apparso particolarmente evidente soprattutto nell’ultima fase e durante la campagna elettorale.
Poi c’è una quarta consigliera che per anni ha portato all’attenzione della politica le criticità degli edifici scolastici comunali. Lo ha fatto quando forse era meno conveniente farlo, quando il tema non occupava il dibattito pubblico e quando le sue denunce sembravano avere meno ascolto, anche all’interno della sua stessa parte politica.
Non si tratta di stabilire chi abbia più meriti. Si tratta di riconoscere che la sicurezza non può diventare una priorità soltanto quando diventa politicamente utile.
E questo vale per tutti.
Vale per la maggioranza, che avrebbe potuto scegliere di rimanere in aula e affrontare il problema, anche contestando nel merito l’iniziativa dell’opposizione.
Vale per l’opposizione, che non può pensare che la propria attenzione a un problema sia sufficiente se arriva soltanto quando quel problema diventa materia di scontro politico.
E vale, soprattutto, per noi cittadini.
Perché forse la cosa che dovrebbe preoccuparci maggiormente è proprio questa: la quasi indifferenza della comunità.
Se un Consiglio comunale viene convocato per discutere della sicurezza dei luoghi nei quali ogni giorno entrano le nostre figlie e i nostri figli, perché la reazione della comunità non è molto più forte?
Perché non ci chiediamo, con maggiore insistenza, quali siano le condizioni degli edifici scolastici?
Perché non pretendiamo informazioni chiare, documenti, verifiche, tempi e responsabilità?
La scuola non è un tema dell’opposizione. Non è un tema della maggioranza. Non è un tema dell’assessore di turno.
È un tema della comunità.
E forse proprio qui sta il punto più importante di questa vicenda: non possiamo delegare alla politica una responsabilità che deve essere innanzitutto collettiva.
Naturalmente sarebbe ingeneroso ignorare il momento particolarmente delicato che sta vivendo l’Amministrazione comunale. Il sindaco sta affrontando un problema personale di salute che merita rispetto e discrezione.
Ma proprio perché il sindaco é assente per ovvie ragioni, è evidente che un peso enorme è ricaduto sulla vicesindaca e sull’intera struttura amministrativa.
E anche la nuova squadra assessorile, insediata da appena due mesi, ha bisogno del tempo necessario per conoscere problemi, dossier, procedure e responsabilità.
Tutto questo va considerato.
Ma comprendere le difficoltà di un’Amministrazione non significa sospendere le domande dei cittadini.
Anzi, forse significa pretenderne ancora di più, con rispetto ma anche con fermezza.
Perché una macchina amministrativa può essere in difficoltà, può attraversare una fase di transizione, può avere assessori appena nominati ma la sicurezza degli edifici scolastici non può attendere che la politica trovi il proprio equilibrio.
E allora sarebbe auspicabile che, superato lo scontro di ieri, maggioranza e opposizione tornassero a sedersi intorno allo stesso tavolo.
Non per stabilire chi abbia vinto. Non per attribuirsi meriti. Non per costruire l’ennesima contrapposizione.
Ma per rispondere a domande molto concrete: quali sono le criticità delle scuole? Quali verifiche sono state effettuate? Quali interventi sono necessari? Con quali risorse? In quali tempi? E soprattutto: i genitori possono stare tranquilli?
Questa è la domanda alla quale la politica deve rispondere. Ma è anche la domanda che i genitori dovrebbero porre con forza.
Perché se la politica sbaglia quando esce dall’aula invece di affrontare un problema, anche la comunità sbaglia quando resta fuori dalla discussione e si limita ad aspettare che qualcun altro risolva.
La scuola appartiene a tutti. E la sicurezza delle bambine e dei bambini dovrebbe essere una di quelle poche questioni sulle quali, almeno per una volta, non dovrebbe esserci bisogno di scegliere da che parte stare.