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DIVISA A SCUOLA SI O NO? RIFLESSIONE DI ERCULEO

da Ivano Rolli
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Riceviamo e pubblichiamo una nota di MASSIMINO ERCULEO LISTA UNITI SI CAMBIA (Radici d’impegno-M5S)

In questi giorni sui social si è sviluppata una vivace discussione attorno alla decisione dell’Istituto Comprensivo “Preside Lucia Palazzo – Secondo” di introdurre la divisa scolastica obbligatoria a partire dall’anno scolastico 2026/2027.

Come movimento politico abbiamo deciso di interrogarci sul significato di questa scelta. Non tanto per il suo impatto pratico, quanto per il messaggio culturale ed educativo che essa trasmette.

Sia chiaro: non riteniamo che la divisa scolastica rappresenti oggi la principale emergenza della scuola italiana. Le vere priorità restano gli investimenti nell’istruzione pubblica, la sicurezza degli edifici scolastici, il contrasto al precariato, la riduzione del numero di alunni per classe e il rafforzamento dei servizi educativi.

Tuttavia la scuola non è fatta soltanto di programmi, bilanci e strutture. La scuola è anche un luogo simbolico. Ogni scelta educativa comunica una precisa idea di persona, di cittadino e di società. Per questo riteniamo che il dibattito sulla divisa non debba essere liquidato come una semplice questione di abbigliamento.

La motivazione addotta nella circolare scolastica del 27 Maggio 2026 è quella di favorire uguaglianza, inclusione e senso di appartenenza. Obiettivi certamente condivisibili. Ma la domanda che dobbiamo porci è un’altra: l’uguaglianza coincide davvero con l’uniformità?

Noi crediamo di no. L’uguaglianza è il riconoscimento della pari dignità di ogni persona. L’uniformità, invece, è la riduzione delle differenze a un modello comune.

Le disuguaglianze sociali non scompaiono perché tutti indossano gli stessi vestiti. Le differenze economiche, culturali e familiari continuano ad esistere. Una maglietta uguale per tutti non elimina le disparità; al massimo le rende meno visibili. La vera inclusione non consiste nel rendere tutti uguali all’esterno, ma nel garantire a ciascuno il diritto di essere riconosciuto nella propria unicità. È su questo punto che emerge la nostra riflessione pedagogica.

La storia dell’educazione ci insegna che esistono modelli profondamente diversi di scuola. Vi sono tradizioni pedagogiche che hanno privilegiato la disciplina, la conformità e l’omogeneizzazione dei comportamenti come strumenti di costruzione dell’identità collettiva. Nel Novecento, anche i regimi autoritari hanno fatto largo uso di simboli, uniformi e pratiche educative finalizzate a rafforzare il senso di appartenenza e la subordinazione dell’individuo al gruppo.Con questo non stiamo assolutamente affermando che l’introduzione di una divisa scolastica equivalga a quelle esperienze storiche, sarebbe una forzatura e un errore. Tuttavia riteniamo legittimo interrogarsi su quale idea di educazione venga implicitamente promossa quando si attribuisce valore pedagogico all’uniformazione esteriore.

La scuola democratica nata dalla Costituzione repubblicana si fonda infatti su un principio differente: la valorizzazione della persona, della sua libertà e della sua capacità critica.

Ancora più significativo è osservare la direzione indicata oggi dalle istituzioni europee. Le Raccomandazioni dell’Unione Europea sulle competenze chiave per l’apprendimento permanente individuano tra gli obiettivi fondamentali della scuola lo sviluppo del pensiero critico, della creatività, della capacità di risolvere problemi complessi, dell’autonomia di giudizio e della cittadinanza attiva. In altre parole, l’Europa chiede alle scuole di formare persone capaci di pensare in modo originale, non semplicemente di adattarsi a modelli predefiniti e uniformati.

La pedagogia contemporanea, dal canto suo, parla sempre più spesso di pensiero divergente: la capacità di osservare la realtà da prospettive differenti, di formulare ipotesi nuove, di mettere in discussione ciò che appare scontato.

Il pensiero convergente cerca una sola risposta corretta, il pensiero divergente, che si dovrebbe promuovere nelle scuole, esplora, invece, possibilità diverse.

La nostra società democratica ha bisogno soprattutto di questo secondo tipo di intelligenza. Ha bisogno di cittadini che sappiano argomentare, dissentire, innovare e immaginare alternative.

Per questa ragione guardiamo con perplessità a ogni scelta educativa che rischi, anche simbolicamente, di privilegiare l’omologazione rispetto alla pluralità. Il senso di appartenenza non nasce da una felpa uguale per tutti. Nasce dalla partecipazione, dal dialogo, dalla condivisione di valori, dal rispetto reciproco e dalla costruzione quotidiana di una comunità educante.

La scuola che immaginiamo non è una scuola nella quale tutti appaiono uguali ma una scuola nella quale ciascuno può essere pienamente se stesso.

Perché educare non significa conformare, significa liberare le potenzialità di ogni persona, affinché possa sviluppare un pensiero autonomo, critico e responsabile. Per questo motivo non intendiamo trasformare questa riflessione in una contrapposizione ideologica né esprimere giudizi sommari sulle scelte compiute dall’istituzione scolastica. Riteniamo però che decisioni che incidono sull’identità educativa di una scuola meritino sempre un confronto ampio e partecipato.

Auspichiamo che su temi come questo possano essere coinvolti in maniera sempre più attiva i genitori, gli studenti, i docenti e l’intera comunità educante, attraverso momenti di discussione e condivisione che consentano di ascoltare sensibilità e punti di vista differenti.

La scuola è un bene comune e cresce quando le scelte che la riguardano diventano occasione di dialogo, confronto democratico e partecipazione consapevole. È proprio attraverso questo confronto che si costruisce una comunità educativa capace di accogliere le differenze, valorizzare le persone e formare cittadini liberi, responsabili e consapevoli.

Con questo spirito invitiamo tutti a riflettere e a discutere in modo costruttivo e democratico su quale idea di scuola vogliamo costruire per le nuove generazioni.

MASSIMINO ERCULEO LISTA UNITI SI CAMBIA (Radici d’impegno-M5S)

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