Manifesto elettorale…
Cinque anni sono passati… e li ho passati pensando proprio al giorno in cui saranno vinte tutte le malattie e il cancro, così come ci sta dicendo oggi uno dei Premi Nobel 2025, che bisognerebbe prendere come manifesto elettorale, per generare sorrisi più convincenti di quelli che si potrebbero distribuire facendo posare le nostre facce.
Che cosa vorrei per il futuro?
Continuare sulla strada intrapresa. Ricordarmi, in fondo, che la politica fu pensata per organizzare le cose umane in modo che le lacrime versate possano essere sempre di meno. E cosa c’è di più lacrimoso di una malattia? Secondo me, nulla.
Lo vorrei fare con maggiore determinazione sia perché oggi so meglio come si fa grazie ai miei meravigliosi consulenti scientifici, sia perché l’esperienza, concetto a volte ridicolizzato con un nuovismo che ignora la conoscenza delle novità, mi ha ridotto il rischio di essere preso in giro.
Ma c’è di più: lo vorrei fare perché sono convinto che poco ci manca — ci siamo — per poter curare tutte le malattie e il cancro, e che questo accadrà ancora più velocemente con l’intelligenza artificiale: uno strumento che può servire a ottenere certamente un consiglio sui fatti d’amore, “m’ama non m’ama”, come sfogliando una margherita, ma serve soprattutto a farci vincere le battaglie della vita.
Cinque anni fa non sapevo che avrei incontrato Melissa e che da Melissa si sarebbe scatenata la più grande “battaglia” pugliese per il primato nazionale e mondiale in ambito di diagnosi precoce.
Non sapevo che da una goccia di sangue prelevata obbligatoriamente da tutti i neonati avremmo potuto sapere in tempo di una malattia gravissima, la SMA, e somministrare la cura che fa la differenza tra la vita e la morte.
Abbiamo esaminato quasi 100 mila casi dal 2021 (tutti i neonati, tranne uno) e strappato alla morte o alla grave disabilità 12 bambini: non un numero, badate, ma 12 progetti di vita, 12 nomi, 12 sorrisi e 12 capriole, moltiplicate per un tot di anni di vita normale, che non avremmo mai visto.
Non sapevo che per alcune malattie la diagnosi si perfezionava andando a tentoni e magari facendo fare il giro del mondo alle provette di sangue per avere notizie precise sulla disgrazia regalata dal destino. Ma la risposta c’era: esoma. Parola difficile, ma non temete: significa che prendendo l’1% del DNA si possono avere notizie sull’85% delle malattie.
Il Governo nazionale impugnò quella legge dinanzi alla Corte costituzionale — stranezza italiana assimilabile solo alla crudeltà — ma per fortuna finì con la Corte che trattò il Governo come i pifferi della montagna: andarono per suonare e furono suonati, con un rimbrotto che aveva il gusto di una frase specifica, tipo “ma perché rompete le scatole a chi fa e non cominciate a fare anche voi?”. Giusto!
Non sapevo — e qui veniamo al piatto forte — che c’era un modo per selezionare tutti i geni che producono malattie curabili (407), per avere notizie precise su circa 480 malattie già presenti o sviluppabili. E tutto questo per somministrare terapie in tempo, oppure per fare continui controlli e quindi diagnosticare le malattie prima che sia troppo tardi. Quest’idea la chiamammo Programma Genoma-Puglia. Sinora abbiamo analizzato il sangue di quasi 11 mila bambini e siamo i primi al mondo per numero di casi esaminati e per l’assunzione di questa pratica nell’ambito della sanità pubblica e gratuitamente. Ma cosa ne è venuto di pratico? Meraviglie!
Alcune decine di famiglie sanno dei loro bambini e di essi stessi (perché se scopri qualcosa in tuo figlio forse è giunta l’ora di esaminare te stesso e gli altri eventuali figli e familiari), ma in particolare sanno tempestivamente come si può fronteggiare col sorriso un dramma che altrimenti sarebbe entrato inaspettatamente in casa, trasformando una grande gioia, la nascita di un bambino, in un funerale o in una grave disabilità.
E fin qui è già tutto meraviglioso.
Ma io non sapevo una cosa, che ho praticato intensamente in questi ultimi mesi e che mi fa ragionevolmente sperare di poter dire ai malati di tutte le malattie gravi “ci siamo” o “stiamo arrivando” e ai principi degli inferi “non ci hanno visto arrivare”. Cos’è questa cosa? L’intelligenza artificiale. E anche qui onore ai miei meravigliosi consulenti scientifici.
È dimostrato che l’estrazione e il possesso dei dati sono la chiave di ogni migliore innovazione attraverso l’uso dell’intelligenza artificiale. E noi, in Puglia, abbiamo già una “clamorosa” banca dati, quella dello screening SMA e del Programma Genoma, ottenuta da processi diagnostici per curare le malattie e ora ben disponibile per la ricerca.
Nei prossimi mesi — ma questo non lo sapevo qualche mese fa e ora so che abbiamo bisogno di almeno altri cinque anni di buon governo — dovremmo introdurre in un modello d’intelligenza artificiale sia l’attivazione immunitaria sia la regolazione immunitaria. Così facendo riusciremmo a selezionare meglio la risposta dei pazienti alle cure e, avendo a disposizione questa gran quantità di dati genomici da porre in relazione — e qui c’entra il Premio Nobel 2025 per la medicina — con il “funzionamento” delle cellule espressione di geni regolatori, finiremmo per introdurre il tutto in un algoritmo di apprendimento automatico (machine learning), così da ottenere modelli di cura avanzati e magari personalizzati attraverso l’integrazione di tutti questi dati. In una frase: quella che qualche anno fa poteva definirsi “magia” diventerà realtà, perché in fondo il progresso tecnologico consiste sempre nel trasformare una cosa impossibile — una magia — in realtà. Furono, infatti, “magia” l’aratro, il parafulmine, la lampadina ecc., ma solo sino a quando qualcuno non l’inventò.
Non sapevo cinque anni fa che per i successivi cinque anni avrei potuto proporre un programma di “magie”, perché “magico” è il periodo della storia dell’umanità che stiamo avendo la buona sorte di vivere; una storia alla quale anche una regione del Sud dell’Italia come la Puglia può sicuramente affacciarsi con la sua esperienza, i suoi punti di forza e il suo entusiasmo.
Ma ora so ciò che cinque anni non sapevo: sapere ciò che c’è da fare su una delle cose più importanti che ci siano. La salute, innanzitutto.
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